Anche lui si trucca

12/07/2021

Gli uomini scelgono kajal, creme colorate e mascara per migliorare il loro aspetto. Sulla scena ma anche nella vita di tutti i giorni

Con il successo dei Maneskin, lo sdoganamento è stato totale. Il trucco di Damiano David, il front man del gruppo musicale, non ha niente a che invidiare a quello di una top model o di una celeb’ che sfila sul red carpet.

 

Massimo Infusino, makeup artist - Diego Dalla Palma

«Vuole trasmettere il desiderio di curarsi e abbellirsi come succede per il makeup femminile», dice Massimo Infusino, makeup artist per Diego Dalla Palma. «Può essere provocatorio al pari di qualsiasi altro elemento del mondo dello spettacolo, ma non è certo un travestimento o una caricatura». Anzi, lo smoky eyes di Damiano, con tanto di ombretto glitter nei toni del blu notte, sfiora la perfezione, rock e glam al punto giusto.

Niente di cui stupirsi. Se si ripercorre la storia delle icone della canzone degli ultimi cinquant’anni non sono pochi i fan del look trasformista: da David Bowie a Micheal Jackson, fino a Renato Zero. «Non bisogna pensare per forza a effetti speciali», continua Infusino. «Sono tanti gli uomini che anche nella vita di tutti i giorni usano un tratto di kajal, un velo di terra abbronzante o di lip balm, semplicemente per sentirsi meglio, più in forma e, quindi, più sicuri di sé. Per fortuna gli stereotipi sono superati, soprattutto tra i giovani».

Basta guardare un gruppo di liceali da dietro. Spesso è difficile capire se sono maschi o femmine: stesso taglio di capelli, stessi jeans, stesso giubbotto, i confini sono labili, c’è mascolinità nelle ragazze e femminilità nei ragazzi. Non è travestimento, quanto una forma di complicità e di condivisione. «I codici rigidi non funzionano più, lo stile di vita oggi impone maggiore flessibilità, nel lavoro e nella vita con gli altri. I modelli tradizionali maschili e femminili non scompaiono, ma sono più aperti: ogni genere prende in prestito dall’altro quello che trova buono e utile», precisa il makeup artist. «Fluidità è la parola d’ordine della generazione che va dai quattordici ai ventiquattro anni: gli aspetti della vita sono affrontati in modo libero, senza etichette». Anche la sessualità: i ragazzi hanno relazioni con partner dello stesso sesso o diverso, a seconda dei momenti o delle situazioni. Ma tutto è vissuto con tranquillità, non ci sono preclusioni: “che problema c’è?”, obiettano a un adulto se si dimostra perplesso.

La moda e il look riflettono quest’atteggiamento, sia nel modo di vestire, di pettinarsi e di truccarsi. Da Selfridges, uno dei grandi magazzini più cool di Londra, l’approccio fluido investe anche lo spazio fisico. Non ci sono più corner dedicati agli uomini o alle donne, ma uno storytelling capace di attrarre per collezioni, non per genere. Uno dei primi che ha interpretato il mood “liquido” è Alessandro Michele, direttore creativo di Gucci dal 2015: l’anno scorso ha realizzato il make-up che è un inno alla libertà assoluta, uno strumento per rivelare la personalità senza maschere, esaltare le imperfezioni trasformandole in parte integrante del linguaggio contemporaneo, dove età, identità e apparenza impeccabile sono concetti superati.

Ci sono anche altri brand, come Chanel, per cui la bellezza non è questione di genere ma di stile. I prodotti, per esempio un correttore, un fondotinta o una matita per sopracciglia, esprimono una mascolinità fluida e attuale, dove ciò che conta è sentirsi sempre al meglio. Molte aziende cosmetiche stanno puntando sull’inclusione, rivolgendosi a un mercato sempre più ampio, senza distinzioni di genere. Tutti possono desiderare un incarnato splendente, le sopracciglia curate o uno sguardo più intenso, non dipende certo dal sesso.

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Scritto Da: Carla Tinagli