Il Sole: lo sapevi che...

12/08/2021

Si dice di tutto sulle radiazioni solari, di quanto possano essere aggressive ma anche benefiche. Ma forse qualche dettaglio risulta ancora poco conosciuto

Il sole fa bene, il sole fa male. Ogni anno il solito tormentone: da una parte notizie sempre più allarmistiche, dall’altra comportamenti off-limits di chi sfoggia carnagioni color biscotto alla faccia di chi dice che abbronzarsi è politically scorrect. «Il sole esercita indubbiamente molte azioni positive sull'organismo: sintetizza la vitamina D - che fissa il calcio nelle ossa ed è preventiva per l'osteoporosi e il rachitismo - ha effetto cicatrizzante e antimicrobico, stimola il ricambio cellulare e, non ultimo, ha un'azione antidepressiva», dice Elisabetta Fulgione, dermatologa, consigliere nazionale di Sime, Società Italiana di Medicina Estetica e docente all’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli.

Dott.ssa Elisabetta Fulgione, dermatologa

«Ma, accanto a questi benefici, sono sempre più chiari gli effetti nocivi delle radiazioni ultraviolette. Gli Uva sono responsabili dell’invecchiamento cutaneo e gli Uvb provocano eritemi, scottature e, a lungo termine, anche degenerazioni cellulari: per questo è indispensabile proteggersi in modo adeguato con prodotti che siano ad ampio spettro, cioè contengano filtri Uva e Uvb». Dopo questa premessa fondamentale, vediamo di sfatare qualche luogo comune e rivelare qualche curiosità.

«Indispensabile, per esempio, è chiarire la quantità necessaria di prodotto», continua la dermatologa. «Se è troppo poca si vanifica l’effetto: le raccomandazioni emerse dalle valutazioni scientifiche hanno dimostrato che la dose giusta potrebbe essere pari a circa due milligrammi per centimetro quadrato di pelle, che equivale a circa a mezzo cucchiaino da tè per il viso e per il collo, mezzo per ciascun braccio e uno intero per ogni gamba, il busto e la schiena». Altro elemento importante è che occorre proteggersi anche sotto l’ombrellone perché I raggi ultravioletti sono filtrati soltanto in minima parte. «La percentuale dipende dal materiale con cui è realizzato l’ombrellone (per esempio la paglia ha uno scarso potere schermante) e dal terreno circostante», continua l’esperta «Se è bianco, come la sabbia o la neve, riflette moltissimo, se è colorato o scuro, per esempio una spiaggia di origine lavica quasi nera o un prato verde, circa il 2-3 per cento dei raggi».

Da non sottovalutare, anche, la texture del prodotto: quelle in gel o comunque fluide, sono consigliabili per il viso quando la pelle è mista o grassa che di solito beneficia dell’esposizione al sole, se moderata e corretta, perché la asciuga. Le creme, magari arricchite di sostanze antiossidanti, sono indicate per la cute secca. Ancora, attenzione alle zone fragili, cioè collo, décolleté, naso e orecchie. «Qui la pelle è più sottile ed esposta tutto l’anno», precisa Elisabetta Fulgione. «Occorre rinnovare l’applicazione del solare, scegliendo un filtro 50+, come in caso di cicatrici, in particolare nei sei mesi dopo l’intervento, altrimenti rimane il segno».

Cautela anche se c’è la scritta wateresistant: non vuol dire che è a lunga durata, o meglio, dopo due bagni di circa venti minuti, protegge ancora per il 50 per cento. “very wateresistant” vuol dire che la sua funzione protettiva resiste per quattro bagni, dopo si dimezza, mentre la dicitura “waterproof” che spesso era riportato sulla confezione fino a qualche tempo fa, oggi non compare più. In ogni modo, è buona regola rinnovare sempre l’applicazione ogni due-tre ore, a prescindere delle caratteristiche specifiche del prodotto.

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Scritto Da: Carla Tinagli